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Pensiero dell'anno

Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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31/12/14

Il coraggio

Le relazioni con il nostro prossimo sono sempre condizionate dalla volontà di non cadere a indebiti compromessi "spirituali". ( Atti 5:29 ) Per impedire questo tutti noi abbiamo un acerrimo controllore interno che ci impedisce di avere questo o quel atteggiamento ritenuto poco degno e/o poco spirituale. (Atti 23:1) "Guardando attentamente il Sinedrio, Paolo disse: “Uomini, fratelli, fino a questo giorno mi sono comportato dinanzi a Dio con perfetta buona coscienza." Per coerenza ci aspettiamo quindi che quella ragionevole censura che ci siamo imposti sia però condivisa anche dagli altri. ( Lamentazioni 3:24 ) "24 Geova è la mia parte”, ha detto la mia anima, “perciò sarò in aspettativa di lui”.Ma come nelle pie illusioni non accade mai che sia così, quando i controllori interni dei fratelli differiscono per qualità e quantità nelle congregazioni possono nascere vere e proprie spaccature. Le attività delle congregazioni sono talmente intense e talmente coinvolgenti che costringono i fratelli ad avere relazioni più o meno quotidiane. Se le interpretazioni che diamo al comportamento spirituale differiscono, nasceranno inevitabilmente contrasti che io definisco "sul nulla" ma nonostante questo possono comunque arrivare anche a violenti scontri verbali ma non solo. Celebre è stato il pugno che un fratello ha dato ad un usciere del parcheggio di una assemblea per risolvere in modo efficace una questione di direttiva male interpretata. 

Come anziani abbiamo spesso avuto a che fare con questioni relative alla direttiva, in particolar modo nella preparazione delle assemblee e le relative adunanze per la programmazione delle attività. Il problema è che tutte queste adunanze vengono effettuate da improvvisati comitati di gestione da fratelli che vestiti da manager argomentano su problemi che nessuno dei partecipanti conosce. Ricordo ancora gli sguardi perplessi di molti anziani mentre mi chiedevano "Scusa ma in che senso ?". Il risultato era che si facevano richieste che non si capivano e si davano risposte a schiovere senza criterio. Per ovviare a questa premessa dallo sconfortante estremo caos gli incarichi vengono dati ai soliti fratelli che creano una classe di responsabili del reparto che come una casta si tramanda le mansioni da padre in figlio ( esattamente come i notai e i tassisti). Gli incarichi alle assemblee diventano estenuanti per l'eccessivo rigore e questo viene spacciato sempre con un problema di ubbidienza alla direttiva. Così le parole dell'apostolo Paolo riecheggiano continuamente Ebrei 13:17 "Siate ubbidienti a quelli che prendono la direttiva fra voi e siate sottomessi, poiché essi vigilano sulle vostre anime come coloro che renderanno conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando, poiché questo sarebbe dannoso per voi." I sorveglianti stessi mi hanno confidato all'orecchio le differenze organizzative con altre nazioni, nella gestione delle assemblee. Triste a dirsi questi modelli vengono ripetuti dentro le congregazioni con tutti gli effetti negativi che ne conseguono.


Le contribuzioni alle assemblee vengono contate da volenterosi fratelli durante le assemblee stesse. Il reparto contabilità dell'assemblea non si occupa minimamente della gestione e non conosce le spese che la sala delle assemblee deve affrontare. Le suddivisioni delle contribuzioni che vengono annunciate di solito l'ultimo giorno del congresso sono preparate in privato dal presidente assieme al CO e un tempo al DO. A questo faceva seguito però l'imbarazzante consenso per alzata  di mano nella adunanza di domenica dove erano invitati tutti gli anziani della circoscrizione. Ora io non ho mai contestato le suddivisioni anzi mi sono sempre sembrate ragionevoli ma per quale motivo c'era bisogno di un consenso per alzata di mano con anziani nominati palesemente finto ? Coerentemente con questa superficialità nella gestione delle contribuzioni ci sono state inevitabili debacle quando ad esempio un sorvegliante ha spalmato le spese dell'auto che erano diventate insostenibili alle varie circoscrizioni. Saltò qualche nomina in giro poi Da NewYork arrivò l'istituzione del CAR COMMITTEE che durò un paio d'anni giusto per adempiere alla richiesta di ubbidire alla direttiva. Gli annunci delle spese sono inevitabilmente non esaustivi per la brevità che gli viene assegnata. Il problema sembra che coinvolga tutti i fratelli che tribolano cercando di mettere delle pezze ad buroteocrazia che fa diventare impossibili anche i problemi semplici. Dopo aver considerato I Timoteo 2:23 "Inoltre, respingi le questioni stolte e da ignoranti, sapendo che producono contese. " e quindi respingendo le questioni stolte e quelle da ignoranti, facciamoci una domanda seria "Perchè non cominciamo a trovare il coraggio di spiegare dove finiscono i soldi ?"



Giacomo 13:5 "La [vostra] maniera di vivere sia libera dall’amore del denaro, accontentandovi delle cose presenti. Poiché egli ha detto: “Non ti lascerò affatto né in alcun modo ti abbandonerò”. 

26/12/14

Come sopravvivere nel tempo della fine: l'inganno del gusto personale

Non è difficile sentirsi discriminati dentro congregazioni che sono vittime del pettegolezzo. L'abbigliamento è l'aspetto più stringente che crea indubbi stati di sofferenza nei fratelli. In alcune congregazioni il senso estetico  è diventato un problema.


Ezechile 16:13 "E continuasti a ornarti di oro e argento, e il tuo abito fu di lino fine e di tessuto costoso e una veste ricamata"

Da un a parte, i fratellli reazionari vestono giacche con intarsi in pelle di coccodrillo doppi colletti, doppie tasche, asole che diventano intarsi baroccheschi. Bracciali, in catena o tessuto o di pelle o tutti insieme. Rigorosa brillantina e anello di cuscinetto al pollice. Poi calze di spugna,  dove è scritto che bisogna essere scomodi per essere spirituali. Calze dai variopinti colori spesso bianche alla M.Jackson ( se era un fratello, perchè lui si e io no ? ) e alla fine consunti camperos usati, da ottimo cowboy protospirituale ( un buon vaccaro si distignue ). Su un moschettone da scalata senza ghiera cola un ammasso di chiavi composto da multipli mazzi assemblati. I CD musicali è da tempo che non li ascolta, ha solo mp3 di cantici suonati con chitarra elettrica e distorsore a palla. Per le sorelle  reazionarie abbiamo bluse aderenti su abiti impero color oro, con intarsi a strass che distraggono l'occhio e impediscono che cada in zone proibite ( la pancia... che avevate capito ). Diamantino sul premolare e dove sta scritto che non si può mettere ? Di conseguenza triplo buco all'orecchio riempiti appena si oltrepassa il marciapiede della sala del regno, bracciale al bicipite e rigorosa cavigliera in argento cinese. Gonne in stampa leopardate in tessuto taiwanese con estensioni di seta o di trina per raggiungere i centimetri mancanti che la toglieranno dalla condizione di sorella poco spirituale. CD Musicali con compilation delle telenovela più acclamate da radio fratelli.

Isaia 63:1 Chi è costui che viene da Edom, con vesti di colori brillanti da Bozra, costui che è onorevole nel suo abito, che marcia nell’abbondanza della sua potenza? “Io, che parlo nella giustizia, che abbondo [nella potenza] per salvare”.

Dall'altra parte abbiamo i fratelli rigoristi che si distinguono con abiti liturgici color petrolio esausto con cravatte che si abbianano solo con il catrame stradale. Hanno la strana mania dell'anello d'oro al mignolo che richiama l'estetica dei vescovi cattolici e i capi clan della sacra corona. Rigorosa camicia bianca tanto da essere scambiati  spesso con i mormoni, pantalone che non tiene la piega, con cinturina in simil pelle, doppio colore marrone pendula. Scarpa di cuoio nera sempre lucide e con lo stesso lucido ci si tinge anche i capelli per far vedere che nella verità non si muore mai. Tutti i bottoni della giacca rigorosamente chiusi con esilarante effetto salsicciotto. I CD Musicali sono solo ed esclusivamente cantici del regno che ovviamente sanno a memoria. Le sorelle rigoriste invece hanno camicette color muffa d'arancia con colletti chiusi all'ultimo bottone. Orecchini in madreperla acquistati al banchetto del riciclo. Maniche in Farpalà in perfetto stile Luigi XVI ( ma credo che anche lo scontrino sia del periodo francese ). Capello legato, rossetto trasparente, smalto trasparente ma la gonna e la sottogonna con tanto di mutanda della salute sono, oltre che idroreppellenti, anche inviolabili da qualsiasi prova finestra o faro al tungsteno. I CD Musicali sono solo ed esclusivamente cantici del regno che ovviamente sanno a memoria.

Con la premessa di prendere queste note con il sorriso. Come possiamo stabilire il gusto nel vestire ? Si possono stabilire divieti ?  E' utile tracciare limiti personali ?  Davvero lo possiamo stabilire per gli altri ?  Può la nostra presuntuosa ragionevolezza essere in grado di  considerare la spiritualità dei fratelli per le scelte che fanno ? L'abito non fa il monaco ma appellarci a questa definizione ha poco senso. Come possiamo coltivare l'arte dell'equilibrio allargando la nostra visione ? Come questo potrebbe influenzare il giudizio che abbiamo di noi stessi ?
cfr : w85 1/4 15, g83 22/7 22


Ebrei 1:10 E: “Tu in principio, Signore, ponesti le fondamenta della terra e i cieli sono [le] opere delle tue mani. 11 Essi periranno, ma tu rimarrai continuamente; e tutti invecchieranno come un abito, 12 e tu li avvolgerai come un mantello, come un abito; e saranno mutati, ma tu sei lo stesso e i tuoi anni non finiranno mai”.


21/12/14

TdG : IL FUTURO CHE VERRA'

Scritto da Consapevole Kirk

 
Perciocchè tutte le cose, che furono già innanzi scritte, furono scritte per nostro ammaestramento; acciocchè, per la pazienza, e per la consolazione delle scritture, noi riteniamo la speranza.

Romani 15 :4   ( Diodati )

Analizzando questo sistema di cose, non possiamo che notare il profondo cambiamento sociale che è avvenuto con le nuove frontiere della comunicazione. Agli albori del rinnovato popolo di Dio l'antesignano Russel ( jv 718) aveva sfruttato tutta la tecnologia mediatica che a quel tempo il sistema rendeva disponibile per divulgare il messaggio del regno. Giornali, riviste in primo luogo ma anche trasmissioni radiofoniche, col tempo i fratelli sfruttarono i celebri fonografi per predicare la buona notizia con indiscutibile efficacia.

Ma come non ricordare anche le rappresentazioni cinematografiche con l'epico Fotodramma  della creazione. Tutti questi  mezzi di comunicazione erano efficaci strumenti per l'opera teocratica. Adesso questo nuovo millennio è e sarà condizionato da una serie di cambiamenti strutturali della società che avranno una causa in comune: Internet ( g 22/07/1997 19).

Perché questo ci interessa ? Perché questi cambiamenti della società benché siano indipendenti dalla venuta del regno ci coinvolgeranno nel bene e nel male. Essi non accelereranno la sua venuta ne la posticiperanno, ma saranno al di fuori di ogni dubbio un elemento che distinguerà il tempo della fine. La predicazione intesa come divulgazione della buona notizia avrà un notevole impulso attraverso questo mezzo che ha caratteristiche mai possedute da nessuno dei media precedenti. Uno di queste caratteristiche è la capacità di oltrepassare i limiti spaziali e temporali dei media tradizionali. Internet infatti permette la comunicazione delle persone in qualsiasi posto si trovino sulla terra e in qualsiasi momento ,senza costi apparenti. 

Internet e la scrittura come mezzo di comunicazione

Scherzando un po' possiamo dire anche ad esempio che con internet non hai bisogno di suonare un campanello per entrare in casa delle persone, perché con il web sei già dentro le loro case. In realtà, cosa significa questo cambiamento epocale della società per noi ? La scuola di ministero teocratico ci aiuta in modo potente nella capacità della oratoria e della dialettica ma in questo sistema questa qualità risulta poco utile. Nel web è invece l'arte della scrittura quella che si deve imparare a maneggiare e a controllare. Gli Sms, le e-mail, le risposte ai post come questo, sono tutti strumenti che utilizziamo per comunicare attraverso la scrittura ( w 15/03/2003). Scrivere non è come parlare. Le cose scritte rimangono nel tempo e si rinnovano nella nostra mente tutte le volte che leggiamo. Considerate che la scrittura è il potentissimo mezzo utilizzato da Geova per farci pervenire la verità rivelata ( Romani 15:4 ).


Anche a noi viene data la possibilità di utilizzare la scrittura come mezzo di comunicazione attraverso la rete. Ma a questa possibilità corrisponde una grande responsabilità. Banalizzando il concetto se scriviamo cose positive queste si rinnovano nel loro aspetto benefico ma se scriviamo cose negative o sbagliate demoliscono in modo più grave di quello che possiamo immaginare. Il web in pratica è alla stessa stregua di una leva finanziaria negli investimenti del forex azionario, si possono ottenere grandi guadagni ma anche devastanti perdite. Abbiamo ad esempio notato che nel web ci sono tanti esempi discutibili come ad esempio quella sezione di un forum redatta da testimoni di Geova che ha la pretesa di controbattere alle scempiaggini di Radio Maria (Prov 13:16).

Quale sfida si pone davanti al proclamatore del Regno ?

Quale sfida quindi si pone davanti al proclamatore consapevole ? Tante. Predicare scrivendo necessita capacità differenti rispetto a quelle che dobbiamo avere quando invece parliamo ad una persona direttamente. Scrivere un breve commento in un blog come questo o in qualche forum gestito da fratelli è un buon inizio per imparare a esprimersi teocraticamente attraverso la scrittura. Non sopravalutatevi voi e non sottovalutate la scrittura, scrivere ha aspetti che sono solo in apparenza più semplici dell'arte oratoria in realtà sono molto complicati. Imparare questa arte bisogna studiare molto e per essere buoni scrittori ci vogliono anni. 

Sarebbe davvero bello che la scuola teocratica proponesse una piccola sezione dedicata alla scrittura. Da un punto di vista organizzativo ci sarebbero indubbi benefici. I fratelli imparando a scrivere riuscirebbero ad incrementare in modo consistente la loro capacità di esprimere concetti e di sviluppare un pensiero coerente e ragionevole ( Prov 1:5). La scrittura ha ad esempio  anche proprietà antidepressive che permettono di migliorare il nostro equilibrio spirituale. Migliorando le qualità personali migliorerebbe anche la capacità di divulgazione nell'opera del regno. Per ultimo ma non per importanza aumentando la qualità spirituali dei fratelli aumenterebbero la qualità spirituali della congregazione che diventerebbero più forte è più stabili ( Colossesi 2:6,7).

Queste nel prossimo futuro che verrà, saranno tutte sfide che dovremmo imparare ad affrontare. Saremo pronti ?



Consapevole Kirk





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13/12/14

Come sopravvivere nel tempo della fine: la giusta prospettiva

"perché il male imperversi é sufficiente che le persone buone non facciano niente" ( Anonimo )

I Samuele 28:16 
E “Samuele” proseguì, dicendo: “Perché, dunque, interroghi me, quando Geova stesso si è ritirato da te e mostra d’essere tuo avversario? 17 E Geova farà per sé proprio come parlò per mezzo mio, e Geova strapperà il regno dalla tua mano e lo darà al tuo prossimo, a Davide. 18 Giacché non hai ubbidito alla voce di Geova, e non hai eseguito la sua ira ardente contro Amalec, perciò questa è la cosa che Geova certamente ti farà in questo giorno. 19 E Geova inoltre darà Israele con te in mano ai filistei, e domani tu e i tuoi figli sarete con me. Perfino il campo d’Israele Geova darà in mano ai filistei”.

Lui era li su una roccia di un'altopiano che era sopra la valle Giordano e il messaggero venne a confermargli che suo padre era stato detronizzato dal profeta Samuele. Certo i rapporti con suo padre non erano idilliaci irruento e instabile Saul era tutt'altro che una persona semplice con cui stare. A questo punto però il profeta chiarì a tutti, quello che già era evidente da tempo, Saul non aveva più la benedizione di Geova e non sarebbe stato più re. Ma la cosa veramente tragicomica di questa storia era che Saul era il primo re di Israele ( il popolo del vero Dio ) ma lui, Gionatan, non sarebbe diventato il legittimo erede regnante. Samuele aveva anche chiarito che lui purtroppo non ne avrebbe preso il posto così come gli sarebbe spettato. Ma è facile intuire che in quel momento Gionatan era anche felice. Perchè ? Perchè il problema della lealtà era stato risolto.


I Samuele 26:8
8 Abisai disse ora a Davide: “Dio ti ha oggi ceduto in mano il tuo nemico. E ora lascia, ti prego, che lo inchiodi a terra con la lancia una sola volta, e non glielo farò due volte”. 9 Comunque, Davide disse ad Abisai: “Non lo ridurre in rovina, poiché chi ha steso la mano contro l’unto di Geova ed è rimasto innocente?"

La risposta di Davide al servitore Abisai ci fa comprendere quale inclinazione di cuore aveva questo fedele servitore di Geova in tempi non sospetti. Anche se risulta poco evidente Gionatan aveva la precisa volontà di non interferire con il volere di Geova. Gionatan poteva richiedere di prendere possesso del regno prima che Saul fosse deposto ? Possiamo riconoscere la grande  lealtà verso Geova e di conseguenza verso il suo amico Davide ? Saul non era più riconosciuto degno dell'incarico avuto e Gionatan se ne rendeva conto. In quei momenti c'era una questione importante di lealtà che gli si poneva davanti. Sarebbe stato leale all'organizzazione di Dio sulla terra o a quella nei cieli ? Saul era l'unto di Geova e Gionatan e Davide lo sapevano bene ( I Samuele 9:27 10:1 ). Quale giustizia avrebbero ricercato ? Le scelte che avrebbero preso, dove li avrebbero portati ? Quale sarebbe stata la prospettiva che si sarebbe posta davanti a loro ?

Nella vita di ogni buon cristiano ci sono tante cose importanti che si devono fare. Lo studio, la preghiera, la dedizione al servizio. Molto spesso le pubblicazioni ci hanno addestrato ad avere tante forti qualità per riuscire a superare tutte le tendenze negative ( w 15/10/03 "Aggiungete alla conoscenza la padronanza di sé" w 1/11/98 "Continuate a operare la vostra salvezza!" ). Abbiamo provato disagio quando ci accorgiamo che gli sforzi che facciamo, per mantenerci integri, non sono condivisi ? Se gli impegni che ci siamo assunti sono diventati gravosi, di chi è però la colpa ? Umanamente parlando, sostenere che la colpa delle nostre disgrazie è sempre di qualcun altro o di qualcos'altro è una tendenza negativa molto semplice da acquisire. Abbiamo imparato ad avere la giusta prospettiva, in modo da anticipare i problemi ? ( w 15/03/06 “Ciascuno porterà il proprio carico”)



Evitando di dare giudizi di merito ed includendo tutti compreso il sottoscritto, negli anni 80 dentro molte congregazioni c'era l'indubbia tendenza all'intruppamento. I fratelli si distinguevano anche per la forte rigidità e i forti distinguo con il sistema di cose. Io ricordo alcuni fratelli particolarmente integralisti che osteggiavano tutti i mezzi mediatici ( e il loro acquisto ) come la radio e la televisione, perchè venivano considerati come gli strumenti di Satana e la sua propaganda. ( w 15/02/70 "Un mondo senza fede" ) Considerate che  adesso questi stessi fratelli hanno mirabolanti profili su Facebook, mentre il paradosso è che io stesso, adesso diventerei un vaccaro nei loro confronti. Alcuni di questi atteggiamenti assunti, possono essere complicati da gestire e la semplice sopportazione potrebbe diventare una tediante tortura ( II Tim 1:12, II Tim 2:10 ). Una volta un fratello giovane e poco ponderato tentava di spiegarmi in modo accalorato che, come cristiani anche se non eravamo legati ad una data non era ragionevole pensare, così come facevo io, che avremmo visto il millennio passare  ( erano gli anni 80 appunto ). Un po' il fratello era traviato dall'ingannevole concetto della generazione che non era solo condiviso ma anche predicato e un po' era semplicemente limitato per tanti motivi ( w 1/12/1980 "Siate vigilanti" ). Ma non potevo fargliene una colpa, tutti i fratelli che si definivano spirituali la pensavano cosí. Per questo mio disallineamento mi chiedevo : Quali interessi dovevo perseguire nella mia corsa cristiana ? Quale era la mia prospettiva di fedele servitore di Geova ? Da cosa si deve, o forse meglio, si dovrà riconoscere il mio progresso spirituale ? La nomina, in particolare, è o sarà il risultato di quale progresso ? L'esempio di Davide e Gionatan potevano essermi di aiuto ?


Questa piccola esperienza mi ha fatto comprendere che per scegliere la consapevolezza cristiana ci si mette in una posizione estremamente più complicata e difficile. Tutte le profezie e gli intendimenti devono essere ponderati e applicati con estrema cautela. ( 1 Cor 2:10, Ebrei 4:12, Romani 11:33 ) Lo studio aumenta esponenzialmente e le sua applicazione nella vita di tutti i giorni diventa una continua prova che non può fare affidamento sulla "soddisfazione" della nomina. Se sei un nominato, prima di chiederti se puoi fare di più chiediti anche se manterresti lo stesso impegno senza la gratificazione della nomina ( Isaia 1:11,16 ). E' ovvio che dobbiamo avere molto chiare le idee per quanto riguarda il rispetto dell'unità cristiana e rendersi conto che questa posizione debba essere purtroppo il risultato di un compromesso. Ricordate Gionatan ? La seppur legittima contestazione degli aspetti contraddittori, deve essere finalizzata ad uno scopo diverso rispetto alla ragione personale. Evitiamo di considerarci come vittime di effetti collaterali e comunque impariamo a demandare il tempo delle rivendicazioni. Per la sopravvivenza quotidiana, alcuni prendono in considerazione l'ipotesi del compromesso teocratico. Il compromesso non essendo fatto con Dio viene fatto rientrare più o meno inconsciamente in quella che lo schiavo stesso a suo tempo lo aveva definito con il controverso termine di "strategia teocratica" ( rif. w 15/05/88 "Servite Geova di comune accordo" ) e che però ben si addice alla vita in trincea di molti fratelli. La trincea di una guerra che sembra impossibile da vincere, contro noi stessi e contro questo sistema guidato da Satana. Sempre più spesso abbiamo l'impressione che l'unica prospettiva sia una gara di sopravvivenza. Non è forse quello il momento di confidare in Geova ?


Possiamo alleggerire il peso rendendo la verità meno pressante, senza compromettere la gravità delle questioni in gioco ? Un modo semplice potrebbe essere quello di avere quel tanto di ironia da permetterci di guardare la questione da un angolo diverso. C'è da tenere conto che il termine "ironia" non è un termine biblico e di conseguenza non viene mai utilizzato dalla società nelle pubblicazioni se non in contesti negativi. L'effetto più marcato è che i fratelli troppo "allineati" non hanno questa qualità. E' indubbio però che con una piccola battuta possiamo riuscire a dare ai problemi la giusta dimensione ( questo non vuol dire negarli ma non vuol dire nemmeno ingigantirli ) e per questo parliamo di giusta prospettiva. Se siamo anziani e dobbiamo riprendere un fratello sfruttiamo il potere lenitivo del sorriso ( Giobbe 29:24 ). Non dobbiamo fare i pagliacci o diventare dei Patch Adams teocratici per la riprensione  ma un pizzico di ironia è vitale ed è comunque indispensabile per una sana visita pastorale. Quale risultato vogliamo ottenere ? Manteniamo sempre alta la guardia in questi giorni della fine, resistendo a tutte le forze che possono farci perdere l'equilibrio, in particolar modo dentro la congregazione. Evitiamo il laccio della sterile lamentela, ricordando la lealtà di Gionatan e ricordando anche che la giusta prospettiva si ottiene sempre con almeno due punti di vista. 







II Cor 13:7

7 Ora preghiamo Dio che non facciate nulla di male, non per apparire noi stessi approvati, ma affinché voi stessi facciate ciò che è eccellente, benché noi possiamo apparire disapprovati. 


12/12/14

TDG : EVOLUZIONE DELLE DIRETTIVE SULL' ESPULSIONE DEI MEMBRI E RELATIVE REGOLE.


1980 o 1952 ?





La pratica della disassociazione con gli annessi comportamenti ostracizzanti, non fu un'invenzione del CD del 1980, fu introdotta per la prima dai TdG nel 1952. Poi nel 1974, (in Italia nel 1975, si veda al riguardo w 15/01/1975) si assunse un atteggiamento più equilibrato,più moderato, più umano e cristiano verso i disassociati. Ma non durò a lungo, perché nel 1981 (w 15/9/1981 edizione italiana 1/1/1982) si tornò alla posizione rigida precedente al 1975.Che poi è rimasta immutata fino ad oggi (w 11/2014).

Nel maggio del 1980 alla sede centrale ci furono una serie di disassociazioni per "apostasia contro l'organizzazione" (Km 09/1980). Raymond Franz (08/05/1922- 02/06/2010) in quell'occasione non fu disassociato, diede solo le dimissioni dal Corpo Direttivo e continuò ad essere testimone di Geova fino a novembre 1981, quando, per ironia della sorte, anche lui fu disassociato per aver violato le norme sulla disassociazione contenute nella w 15/09/1981 ed. ital. 1/1/1982. Sembrerebbe per aver pranzato in un ristorante con un suo amico, ex tdG, che poi era anche il suo datore di lavoro.

La pratica della disassociazione,così come noi la conosciamo, fu introdotta per la prima volta nelle congregazioni dei TdG nel 1952. L'articolo che diede il via a questa procedura poco aderente alle Sacre Scritture e agli insegnamenti del Maestro, si intitolava "Mantenere l'organizzazione pura" e fu pubblicato sulla w 1/3/1952 (ediz. italiana 15/8/1952 pp.243-253). Perché il fratello Knorr fece una
riforma così drastica nel 1952 ?

Pare ,a quanto sembra , che molti fratelli alla sede centrale e non, furono scossi da un gravissimo scandalo interno alla betel stessa ,che coinvolse beteliti e fratelli delle congregazioni dello Stato di New York.
Un informativa sostiene che vi fosse una sorta di scambio di coppie e relazioni extra-coniugali, tra coppie che servivano in betel e altri nelle congregazioni, e altre pratiche simili riguardanti la moralità  . Probabilmente, e a ragione ,il fratello Knorr si rese conto che doveva fare qualcosa, e li sul momento optò per una riforma drastica, che al momento sembrava la più utile al popolo di Geova , soprattutto li alla sede centrale e in America. Ma sappiamo a quali ripercussioni portò la riforma Knorr e oggi và rivista alla luce della
bibbia e dei fatti che avvengono nelle congregazioni di mezzo mondo.

E PRIMA DEL 1952 ?

Prima di allora, durante la presidenza di Russell e Rutherford, premesso che “la somministrazione della disciplina non è solo degli anziani, ma di tutta la Chiesa. ...", la procedura da seguire con gli espulsi era quella indicata in Matteo 18:15-17. (Si veda al riguardo Studi sulle scritture Vol. 6 The New Creation pp.289,290).

L'espulso veniva trattato come “come un pagano e un pubblicano – Matteo 18:17”. ..."Secondo questa Scrittura, tutto ciò che la chiesa potrebbe fare sarebbe, dopo aver invano cercato di indurre il fratello a pentirsi e a cambiare, quello di ritirare la speciale comunione fraterna con lui fino a quando egli avrebbe espresso la volontà poi di fare il bene. Poi dovrebbe essere ricevuto di nuovo in piena comunione. Nel frattempo il fratello può semplicemente essere trattato gentilmente, in modo cortese, come sarebbe giusto per noi per trattare qualsiasi pubblicano o Gentile"- (w 1/3/1919 p.69) Come siamo lontani anni luce da questi insegnamenti cristiani ed amorevoli!!!

Possa Geova intervenire sul corpo direttivo affinché sia pienamente consapevole dell'allontanamento
lento e graduale dagli insegnamenti cristiani in merito al come procedere nei casi di espulsione .





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03/12/14

TdG blog - " La generazione "


Questo mio post forse è troppo lungo per il blog... ma mi piacerebbe condividerlo con voi. Riguarda l'interpretazione data sulla Generazione che è cambiata nel corso del tempo.

Sono johNDoe.

Questa cosa sull'interpretazione della generazione è una cosa che da tempo mi fa riflettere.
ricordo da piccolo facevo spesso dei calcoli. se la generazione abbracciava quelli che erano in vita all'inizio del 1914 e che avevano visto gli avvenimenti di quel tempo, non sarebbero passati molti altri anni.
prima consideravo i miei nonni, poi quando sono venti meno, avevo in mente qualche sorella anziana della congregazione, poi qualcosa comnciò a cambiare. forse fu proprio una domanda dai lettori apparsa in una rivista del 1989 "I cristiani del I secolo credevano che la fine di questo sistema malvagio venisse nell’arco della loro vita?" che cominciò a farmi riflettere.Matteo 24:42 “Siate vigilanti, dunque, perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore”
, 1 Tessalonicesi 5:1 "Ora circa i tempi e le stagioni, fratelli, non avete bisogno che vi si scriva nulla.  Poiché voi stessi sapete benissimo che il giorno di Geova viene esattamente come un ladro di notte". L'articolo commentava:

"Senza dubbio, per un cristiano di quei tempi non era irragionevole pensare che la fine potesse venire nell’arco della sua vita. E anche se per qualche incidente o per cause naturali egli fosse morto prima della fine, sarebbe comunque vissuto con il giustificato senso d’urgenza che Gesù e le Scritture ispirate infondevano. Tutto ciò si applica ancor di più a noi, nella tarda ora in cui viviamo. Parafrasando le parole di Paolo, non possiamo negare che ‘ora la nostra salvezza è più vicina di quando i primi cristiani divennero credenti e anche di quando noi stessi divenimmo credenti. La notte è inoltrata; il giorno si è certamente avvicinato’.
Nella storia, a cominciare dalla prima guerra mondiale, abbiamo potuto vedere accumularsi un’enorme quantità di prove, prove che dimostrano che viviamo nel termine del sistema di cose. Anziché preoccuparci di indovinare il momento esatto in cui verrà la fine, dovremmo badare a predicare la buona notizia, che può salvare la vita a noi e a molti altri. — 1 Timoteo 4:16.
Abbiamo validi motivi per aspettarci che questa predicazione sarà completata nel nostro tempo. Significa questo che sarà completata entro questo mese, questo anno, questo decennio, questo secolo? Nessun essere umano lo sa, poiché Gesù disse che non lo sapevano ‘nemmeno gli angeli dei cieli’. (Matteo 24:36) E non abbiamo neanche bisogno di saperlo mentre continuiamo a fare ciò che il Signore ci comanda di impegnarci a fare. La cosa più importante è che vengano compiute la volontà e l’opera di Dio, e che noi vi partecipiamo il più pienamente possibile. In questo modo riusciremo a “scampare da tutte queste cose destinate ad accadere, e a stare in piedi dinanzi al Figlio dell’uomo”. — Luca 21:36."

Credo sia cominciata proprio da qui una mia lettura tra le righe di affermazioni riguardanti una riconsiderazione sull'imminenza del Giorno di Geova. L'interpretazione data alla profezia della Generazione inchiodava un po' troppo i termini entro un periodo di tempo che stava inesorabilmente scadendo. Che cosa sarebbe successo? Ecco che progressivamente si sono mandati segnali riguardanti comunque l'importanza di non vivere in funzione di una data, quasi a smorzare eventuali aspettative, forse ingiustificate, disattese dal trascorrere del tempo.

Quando ho letto le nuove interpretazioni sulla Generazione, ecco ho detto, ci siamo. Scusate la estrema sintesi e semplificazione dell'argomento, ma a me pare proprio un espediente perfetto per smontare l'aspettativa che si era creata.
Adesso per altri 50 anni potremmo anche stare tranquilli in attesa.

Certo, quelle prime considerazioni sul senso di urgenza dei primi cristiani, qualità essenziale per i seguaci di Cristo, mi hanno davvero guidato in tutti questi anni. L'unica vera ragione per servire Geova, è che lo amiamo. Ci siamo dedicati a lui, e non in funzione di una data.
Sono rimasto e rimango ancora spesso perplesso sui metodi usati da molti di spingere gli altri cristiani e coloro che si avvicinavano al Popolo di Geova soprattutto e a volte soltanto, prima in base alla "data di scadenza" della Generazione, poi comunque all'imminenza del Giorno di Geova.

Quei nostri cari fratelli vissuti duemila anni fa vivevano anch'essi come se la fine dovesse arrivare da un momento all'altro. Era proprio quello che Gesù aveva chiesto loro di fare. Il senso di urgenza è davvero un forte incentivo a rimanere impegnati nelle cose spirituali e non farsi distrarre dalle cose materiali, dalla vita di tutti i giorni. D'altra parte, come qualcuno ha già scritto nei commenti precedenti, il nostro personale giorno della fine è sempre dietro l'angolo, l'avvenimento imprevisto può coglierci in qualsiasi istante, e non vorremmo certo farci trovare impreparati al proposito. e non vorremmo certo servire Geova soltanto perché c'è una fine imminente.

Ho portato dentro di me questi pensieri per molto tempo, provando una certa amarezza. Ricordo come parlando con un anziano fratello, nel servizio da più di un cinquantennio, mi disse come si ricordasse di quando ero più piccolo, e di quanto tempo fosse passato, che non si sarebbe mai immaginato che fossimo ancora qua in questo sistema di cose, che la fine non fosse ancora venuta... ma che dovevamo continuare a perseverare.

Ricordo mio padre, quando ero ancora bambino, che mi diceva che non saremmo mai invecchiati, che presto saremmo stati nel Paradiso.
Oggi siamo ancora qua, mio padre e mia madre sono invecchiati, e ricordo con nostalgia quei momenti passati. Ma sono felice che siamo ancora tutti nelle fila del popolo di Geova.

Non ho mai avuto il coraggio di esprimere questi pensieri neanche con lui, per non turbarlo.

Mi fa piacere oggi potermi sfogare con voi, perché vedo che anche altri condividono questo punto di vista.



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