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Pensiero dell'anno

Mamma!
Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza.
Sandro Pertini

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29/07/16

IN HOC SIGNO VINCES


IN HOC SIGNO VINCES

(Con questo segno vincerai)


Campioni della vita si nasce, non v'è dubbio,anche se lo si diventa con la somma giusta e non occasionale, di tante qualità. Che fanno l'Uomo-Vero, non l'Uomo-NO farneticato da Marcuse, il filosofo che ha marchiato la nostra epoca di lezioni alla rinuncia, ma l'Uomo-SI' nel pensiero e negli atti, nei fatti, nella retorica della dissacrazione suicida di ogni valore, reale e non, costruito sui sofismi dei contorcimenti del pensiero e della parola.


Prosperano,nelle nostre congregazioni, anziani, mediocri uomini piccolo borghesi,dalla cultura medio-bassa,con scarsissime capacità critiche o di giudizio,che formano una società con pochi che fungono da governanti e molti che agiscono da sudditi...Ma quando si potrà scrivere davvero di uomini che sanno eccellere nei propri campi(nella conoscenza critica della Bibbia e non solo nelle circolari)e sconfinare anche in altri(arte, musica,letteratura),con una forza e una convinzione che permettano di trovare credibilità e saper suscitare passioni irrinunciabili nei fratelli? Di essere dei veri punti di riferimento per tutti,adulti,giovani e bambini? 

Una capacità di simbiosi di sentimenti in persone diverse per età,cultura,ceto sociale,che dovrebbe dar da pensare a chi,invece,ricorre ai più squallidi artifici per conquistare consensi divistici. 

Quanto invece sia anonima ed insignificante la loro presenza-assenza, si può vedere quando molti di questi personaggi se ne vanno in ferie per una quindicina di giorni e le congregazioni si svuotano dalla loro presenza-assenza. Chi sente la loro mancanza? Pochissimi,per non dire nessuno. Se ci si pensa bene, è un po' lo stesso dramma,la preoccupazione che c'è in tutti gli aspetti della nostra società,della vita di oggi. 

Tornare alla meritocrazia dell'individuo, a vantaggio del gusto collettivo, non al piallamento dei valori individuali. Chi viene raccomandato per essere anziano o servitore di ministero, lo dovrebbe essere prima di tutti dall'intera congregazione che conosce bene la persona, un individuo umile, che non pensa o non vuole avere sempre ragione o l'ultima parola,dalla mentalità aperta e ragionevole,amato dagli altri fratelli, con la capacità biblica e non burocratica, di saper davvero distinguere il bene dal male,non aziendalista della WatchTower, nè capace organizzatore, ma umano e dotato della rara capacità di chiedere scusa ai fratelli,anche se ha ragione,non spocchioso e non nominato dal sorvegliante, tramite gli anziani, in un mondo, il nostro,diventato sempre più utilitaristico e dei furbi...una fiera che i padrini del potere hanno sempre più avvilito e monetizzato, nello sfrenato gioco degli euro e delle cene di convenienza strategica. 

Quanti degli attuali anziani di tante congregazioni sarebbero rinominati tali,se dovessero essere scelti dall'intera "Ekklesia"? Perchè poi non introdurre una durata temporale alla nomina, in modo da far sentire sempre in discussione l'interessato? Due anni, tre anni? Non importa quanto, l'importante è che l'incarico sia temporaneo e che le nomine vengano fatte dalla congregazione dei fratelli. Questo sarebbe garanzia che nulla sarebbe prefabbricato, artefatto, strumentale, di comodo o di partito preso. 

C'è anche da ammettere che buona parte di responsabilità nella creazione di tanti mostri teocratici, risiede nella stessa struttura autoritaria dell' Organizzazione e nel suo dispotismo poco illuminato... Il modo di dominare di quest'ultima dovrebbe attingere dalla Parola di Dio, condividendo ed inculcando le parole del Maestro nella maniera in cui Lui le diede e non modificandole per chissà quali interessi... Anche la necessità di insegnare nessuno la nega... ma si possono accettare che le interpretazioni dell'Organizzazione, basate su mutevoli ragionamenti umani (la generazione per esempio), fossero paragonate in quanto ad autorità all'effettivo significato presente nell'immutabile Parola di Dio? 

La grande importanza assegnata alle opinioni tradizionali, il tendere ed il respingere la Parola di Dio per adattarla a quelle opinioni, lasciano pensare. Ma la cosa più insopportabile, forse,è il dogmatismo. Nessuno si può permettere di obiettare agli insegnamenti della Watch Tower,tutto ciò che viene proposto è da Dio e nessuno può discutere con Dio; nessuno può avere un opinione diversa da quella proposta della "nomenklatura" ufficiale altrimenti sei un ribelle, un apostata, catturato dal laccio del Diavolo...e che sia così micidiale, questo meccanismo, lo dimostra il fatto che io per poter scrivere "liberamente",senza subire coseguenze, mi debba firmare come il Conte Oliver... 

....che accadrebbe se rivelassi il mio vero nome? Semplice, verrei disassociato immediatamente... Si può credere che nel 2016 una persona non possa esprimere le proprie opinioni legittime e personali, altrimenti viene espulsa...? Cristo mi disassocierebbe...? Che differenza c'è con i metodi dell'Inquisizione cattolica? O con quelli dei"Gulag"sovietici? Questo porta alla conclusione che ogni aperta discussione è considerata un grande pericolo per l'Organizzazione. Si ha paura della capacità di pensare dei fratelli,la si combatte,così nessuno può metterli in discussione. Ecco perchè tutti i liberi pensatori dentro alle congregazioni sono malvisti... 

Ma come si può crescere se non c'è mai un sereno contraddittorio? Non fu l'apostolo Paolo a raccomandare di "accertarsi di ogni cosa"? Non è la Bibbia stessa che rivela APERTAMENTE di divergenze di opinioni tra i primi cristiani inclusi apostoli ed anziani? Nulla si trova nelle Scritture per giustificare la limitazione delle discussioni ad un ristretto gruppo di uomini le cui decisioni dovevano poi essere accettate dalla maggioranza dei cristiani come verità rivelata. Su tutto questi vegliano gli anziani, sempre pronti, in trincea, a combattere il vento gelido dell'apostasia. 


Credere,Obbedire e Combattere il loro slogan... Potrebbero essere diversi da come sono...? Mah il dubbio si fa sempre più scioccante


Il Conte Oliver (ahimè)__________________________

27/07/16

Lettera trovata nella cassetta contribuzioni di una Sala Congressi in italia



Cari fratelli,
desidero esprimervi un sentito ringraziamento per l'impegno e la fatica che avete profuso affinché anche quest'anno potessimo riunirci in un congresso spirituale e stare insieme a compagni di fede di tante congregazioni.
Organizzare un congresso, preparare video, discorsi e tutto ciò che serve affinché possiamo goderci questi giorni speciali richiede tempo ed energie in notevole misura. Per questo ritengo che oltre ai dovuti ringraziamenti  sia doveroso esprimere anche una critica se necessario, affinché tutti questi sforzi non si perdano diventando fonte di Scoraggiamento anziché di edificazione.
Mi riferisco in particolare al simposio di venerdì pomeriggio: Sosteniamo lealmente la giustizia di Geova.

Il video e i discorsi hanno chiaramente espresso l'idea che isolando il più possibile un disassociato si incoraggera' a tornare a Geova.
Trovo questo modo di pensare, perdonate la franchezza, contrario alla giustizia di Geova, allo spirito cristiano e alle scritture.
Se la disassociazione è una disciplina necessaria, il modo di affrontarla andrebbe rivisto alla luce dei principi biblici. "Ti sia come un uomo delle nazioni, non mangiando nemmeno.., cessar di mischiarsi in compagnia... " davvero pensate che l'attuale rigida interpretazione sia corretta?
Gesù fu disposto a parlare con esattori e prostitute, considerati disassociati dal popolo ebraico. Venne per i malati e non per i sani, insegnò che aveva più valore la misericordia rispetto al sacrificio... davvero pensate che voglia che un genitore rifiuti ogni contatto con un figlio disassociato, come rispondere ad una telefonata?
Ricordate l'esempio del figliol prodigo? Il padre corse incontro al figlio, lo abbracciò, lo accolse appena scorse un segno del ritorno.
Riflettete, una persona che torna perché isolata dalla famiglia tornerà per Geova o per gli affetti perduti?
Inoltre questo trattamento nella maggior parte dei casi non fa che incattivire molti disassociati. 
In 30 di vita cristiana, pur con i dovuti paletti non ho mai trattato in questo modo i fratelli disassociati. Ho sempre cercato il modo di incoraggiarli,  fosse anche un sorriso quando li vedevo in congregazione, o un bigliettino con una frase positiva. Il risultato una volta tornati è stato che quei piccoli gesti hanno dato loro la forza di non mollare e di perseverare per tornare.
È l'amore che attrae, non la giustizia inflessibile, Geova é amore.
Rimane la scrittura ..."Non rivolgere nemmeno un saluto"; ma avete letto nel contesto a quale tipo di disassociati si riferisce?
Con affetto fraterno,
Maria Rossi
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24/07/16

IPERATTIVI nell’INATTIVITÁ spirituale




IPERATTIVI, ma completamente INATTIVI! Un controsenso? No! É quello che accade spesso ad alcuni testimoni di Geova “borderline” (l’aggettivo usato non si limita al “disturbo della fede”, ma può interessare altri tipi di disturbi, che implicano situazioni implicite o no alla stessa fede nonché alla propria psiche).  Anche se non tutti gli inattivi sono iperattivi (grazie a Dio), alcuni inattivi, completamente scollegati dalla fede e dalla congregazione cristiana dei testimoni di Geova, dalla fratellanza locale e mondiale, hanno intrapreso comportamenti massimamente iperattivi, con atteggiamenti da “spiritualizzanti sopraffini” (2 Cor. 11:5; 12:11/b), in ordine a nozioni “teologiche”, organizzative, amministrative, etc., per la fede dei testimoni di Geova.

Troppo spesso gli IPERATTIVI-INATTIVI rivendicano, gridando ad alta voce, di: “NON ESSERE NÉ COMPRESI  né capiti dai fratelli” (soprattutto dagli anziani); rivendicando un loro desiderio di “vendetta” per qualche fatto grave oppure no, accaduto o commesso nei loro confronti. Anche se i casi sono si limitano a questi due presupposti, senza dubbio c’è ne sono di più, come espone la W92 1°/8  p. 28-30; W89 15/7 p. 23. Ricordo, di un pioniere speciale con funzione di sost. CO nella circoscrizione (il quale ostentava spesso la propria “cultura universitaria” ai fratelli), che venne rimosso. Inizialmente rimase “pecora”, ma poi in lui esplose una velata vendetta contro la sua rimozione; divenne una “capra” ostinata ed inattiva nella congregazione. Questo fratello, la sapeva lunga, tant'è che impersonò la funzione di un IPERATTIVO-INATTIVO. Da nominato, per esperienza, ho notato che gli inattivi si possono dividere in due categorie: 
1) i borderline 
2) i “semplici”
i due estremi. Quelli borderline sono decisamente IPERATTIVI-INATTIVI difficili da aiutare e recuperare (dipende unicamente da loro se ritornare o no nella congregazione, il buon 90% dei borderline non tornano alla fede, checché se ne dica, pur riconoscendo che hanno una “loro personale” fede); I semplici inattivi sono fratelli “umili”, che con un aiuto, spesso fatto solo da un coinvolgimento, tornano ad essere attivi nella congregazione. Il merito del ritorno a Padre, non è certo degli anziani che voglio o meno aiutare l’inattivo, il merito è unicamente dell’inattivo e della sua umiltà, posto che ama profondamente Geova, la congregazione e i fratelli; cosa che bisogna riconoscere NON avviene tra  i borderline.

La diserzione dalla fede, lo scollegamento dai precetti organizzativi dell’INATTIVITÁ, si compie spesso nelle persone e negli “spiriti” che dimostrano di avere una totale fiducia in se stessi; in ciò che propina ed insegna “l’intelletto umano” e in ciò che i “maggiori tra gli uomini” confessano per “verità”. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene nel seguente modo: gli inattivi vivono come “tutti vivono” e tutti vivono fondando i loro principi ad di fuori della fede dei testimoni di Geova, principi che non hanno niente in comune con i precetti biblici, ma soventissimo sono contrari ad essa. Gli inattivi accettano questo modo di vivere! la fede dei testimoni di Geova non ha più un posto nella loro vita. La fede degli inattivi, viene sviluppata (negli anni) lungi dalla vera “spiritualità cristiana” e indipendentemente da questa e se si trova in contatto con tale “spiritualità”, viene considerata come un fenomeno esteriore alla fede nel Cristo, per nulla legato alla “spiritualità” impersonata dal credente e attivo testimone di Geova. Osservando la vita religiosa dell’inattivo: i suoi atti di condotta, la sua fede, il suo atteggiamento verso i fratelli, il suo porsi nei dialoghi interni ed esterni alla dottrina (spesso critici e negativi), non si può sapere se egli creda veramente, poiché manca l’assunzione di fede, che è quella di produrre “opere “(Giac. 1:25) non dimentiche.
Troppo spesso l’inattivo borderline (iperattivi-inattivi), negli anni di militanza da testimone di Geova, ha maturato la convinzione (soggettiva e personale), vivendo nella congregazione, di vedere la fede, di vivere la dottrina dei testimoni, come un mezzo per raggiungere qualche “effimero” fine nell'ambito “apicale” all'organizzazione. Se questo è lo spirito avuto nel corso degli anni, costoro sono tra gli inattivi più irrecuperabili, tra coloro che non si lasciano affatto aiutare. Difatti per essi la fede non è stato che un mezzo per raggiungere un “fine qualsiasi”, la loro non è più fede (Eccl. 1:14/b).  Nasce così sul web, siti di ipotetici INATTIVI, un club di “spretati” (alcuni ex nominati di rango) che sanno solo proporre il piangersi addosso, il commiserasi (pur non coprendosi il capo di cenere e vestirsi di scacco), dando violente manganellate a destra e a manca, per tornare “candidamente” poi ad affliggendosi del mancato interesse da parte dell’organizzazione per loro. Questi scollegati dalla fede, questi borderline del “pensiero cristiano” ( non semplici inattivi; 2 Cor. 7:6/a) conducono una guerra persa già prima di averla combattuta, tant'è che leggendoli,  questi “abbozzano” aborti di concetti e idiote richieste (all'uomo e mai a Geova; Sal. 37: 4) che non sono di alcuna UTILITÀ a chi legge e non hanno basi per prefissato scopo, per un miglioramento organizzativo, per un fine UTILE alla causa della fede e all'organizzazione, allontanano molti da Geova (Ger. 5:12). Per questi scollegati dalla fede, per questi borderline del “pensiero terreno”, la cultura, l’intelletto umano, la luce della scienza, della vita letterata (quello di studiosi sterili), del perfezionamento intellettuale è divenuto prioritario, perché solo così possono rendersi migliori e superiori agli ultimi del gregge nelle congregazioni, divenendo celebri, importanti colonne nelle congregazioni, oratori di grido; giammai essere migliori dinnanzi a Dio; questi scollegati, hanno fatto crollare la loro identità cristiana, l’edificio di fede in Geova che era in loro, preferendo esercizi filosofici sterili e discutibili (Col. 2: 8) ai valori della dottrina cristiana, creando un vuoto nella loro anima, un vuoto incolmabile e difficilmente sanabile (Matt. 23: 37).
Avendo messo in discussione i motivi e le ragioni che spingono gli IPERATTIVI-INATTIVI del web, una nuova sorta di “spretati” tra la nostra religione, mi convinco che tutti questi “scrittori” (uno o più di uno, chissà?) hanno messo fortemente a rischio la propria fede, accostandosi a quelli che hanno fatto naufragio nella fede (1 Tim. 1:19), molto sicuri e contenti di ciò che vanno affermando, di sé e di altri, sicuri come spesso possono esserlo i santi o quelli che hanno odore di santità tra i cattolici. Questi uomini borderline IPERATTIVI-INATTIVI mi ispirano un senso di pietà e vergogna, cosa che, guarda caso, non mi ispirano gli inattivi semplici. Il motivo sta nel fatto che essi NON desiderano affatto essere aiutati, li conosco profondamente bene, fanno parte di un “nuovo vizio” nato di recente (15/20 anni) tra i testimoni di Geova, sono spinti da un orgoglio fino alla malattia, hanno una folle sicurezza di essere giusti tra giusti, sono una generazione “nuova” (Deut. 32:5/b) e a sentirli, la colpa, se loro sono divenuti inattivi, è soprattutto di altri, non certamente imputabile ai loro motivi errati. Leggendo i loro sproloqui culturali, sermoni misti di fede spenta, sento e percepisco maggiormente un insieme di compassione e sconcezza, imbarazzo; ho voglia di ridere, provo lo stesso sentimento che si prova in un manicomio. Infatti le loro incursioni nella cultura, nella scienza, nel campo letterario, non solo non cacciano via la loro disperazione di essere inattivi, ma l’aumentano grandemente. Non c’è da ingannarsi; tutto è vanità (Eccl. 1: 2).
Le “arringhe” di questi uomini borderline IPERATTIVI-INATTIVI, sarebbero state perfette se fossero state d’accordo con le “critiche costruttive” (dico: COSTRUTTIVE) che si propongono ormai da anni in questo blog PROCLAMATORECONSAPEVOLE; ma siccome ad ogni idea, critica, commento, ect., che noi pubblichiamo, gli uomini IPERATTIVI-INATTIVI si oppongono sempre con un’idea diametralmente opposta RIpubblicato nel loro spazio virtuale, avreste potuto e dovuto riflettere sulle ragioni in essere, che, in fin dei conti, sono le stesse, anche se dette e asserite in toni e soprattutto in forme diverse. Ma a voi l’intelletto culturale umano vi ha accecato, dovete competere ed essere tra i primi, gli ultimi non contano. Per noi di PROCLAMATORECONSAPEVOLE gli ultimi (Matt. 19:30) valgono molto, molto più dei saggi e dei sapienti acculturati, i quali scrivono solo e sempre dei loro problemi e di una “nuova” sorta di uomini borderline scollegati, gli: IPERATTIVI-INATTIVI. Leggendovi, noto e vedo chiaramente, che non v’è nessuna differenza tra quello che scrivete e quello che è un manicomio. Mi accorgo sempre più, al di là dell’ironia disinvolta che usate, cosa peraltro comune a tanti intellettuali inattivi, che trattate spesso (e lo suppongo non vagamente) da pazzi alcuni e, come fanno tutti i pazzi, trattate ciascuno da pazzo, eccettuati voi stessi. Forse è stato in questo modo avete formulata la vostra fede negli anni. Certo non v’è nulla di disinvolta ironia in ciò, e semplicemente crudele e stupido affermarlo.
Ad majora.
Sas@



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18/07/16

Anno di servizio 2018



Bene. Si vocifera ai piani alti di future  novità. Vediamo cosa accadrà di tanto importante nell'anno di servizio ""2018"". Intanto teniamo a mente l'anno.





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15/07/16

Interruzione musicale ironica...

Dedicato a tutti quei fratelli che non capiscono cosa significa organizzazione
Trentemøller: Moan (Official music video) - YouTube

Dedicato alle anzianesse...
The Chemical Brothers - Go

Video dedicato ai fratelli rampanti... quelli col suv per intenderci...
Frankie HI-NRG- Quelli che benpensano

Dedicato ai fulminati
Subsonica - Tutti i miei sbagli

Questa la dedico a Neemia
Guccini - Don Chisciotte

buona notte fratelli

03/07/16

Il fine delle cose


Il ministero di Gesù stava volgendo al termine. L'ansia dei discepoli stava aumentando. Non sappiamo il contesto che stavano vivendo ma con molta probabilità, il fermento e la pressione che il l'organizzazione teocratica giudaica stavano attuando era arrivata al culmine. Sappiamo che il gruppo degli apostoli era in crisi, forse sentivano il fermento dei rivoluzionari e delle sedizioze fazioni giudaiche che odiavano tutto il sistema. I drammi e le tensioni di quel tempo però erano perdurate per tanto troppo tempo. Nel secolo precedente infatti "dissidi interni alimentati da ambizioni egoistiche acuiti da fazioni religiose rivali —sadducei, farisei, zeloti e altri— indebolirono nel tempo mortalmente la città di Gerusalemme. Dal 67aC ci fu una violenta guerra fra Aristobulo II (pro Sadducei) e suo fratello Ircano (pro Farisei) che infiammò tutta la giudea e la galilea provocando il ricorso all'arbitrato di Roma. Qualcosa di molto pericoloso stava accadendo in Israele prima che nascesse Gesù. Tanto per comprendere la situazione la madre di Aristobulo II si chiamava Alessandra Salome. Gli storici dicono che lei dal 76aC fu, l'ultimo sovrano della storia ebraica. Alessandra fu l'ultimo rappresentate regale della dinastia degli Asmonnei, fondata da Simone Maccabeo ( ricordate il libro apocrifo dei Maccabei ) che diventò re in Giuda nel 142 a.E.V."
Il problema principale di questa dinastia? Semplice, secondo il Talmud e la Toràh non avevano credito e più che altro legittimazione. I loro rappresentati erano diventati re senza essere di discendenza davidica.

( II Samuele 7:13) (leggere il contesto)
13 Egli è colui che edificherà una casa al mio nome, e io di sicuro stabilirò fermamente il trono del suo regno a tempo indefinito.

(1 Cronache 22:8-10) 
Ma la parola di Geova venne contro di me, dicendo: ‘Hai sparso sangue in gran quantità, e hai fatto grandi guerre. Non edificherai una casa al mio nome, poiché hai sparso una gran quantità di sangue sulla terra dinanzi a me. 9 Ecco, ti nascerà un figlio. Egli stesso mostrerà d’essere un uomo tranquillo, e gli darò certamente riposo da tutti i suoi nemici tutt’intorno; poiché Salomone sarà il suo nome, e ai suoi giorni concederò a Israele pace e quiete. 10 È lui che edificherà una casa al mio nome, e lui stesso mi sarà figlio e io gli sarò padre. E certamente stabilirò fermamente il trono del suo regno su Israele a tempo indefinito’.

(Isaia 11:1) 
E un ramoscello deve spuntare dal ceppo di Iesse; e dalle sue radici un germoglio sarà fecondo.

L'ultimo re di Giuda ufficialmente riconosciuto della discendenza Davidica fu Sedechia. Questo insieme di fattori forse rende più chiaro il perché molti israeliti acclamarono Gesù come re in Gerusalemme.

(Matteo 21:6)
6 E andati, i discepoli fecero proprio come Gesù aveva loro ordinato. 7 E condussero l’asina e il suo puledro, e posero su questi i loro mantelli, ed egli vi sedette sopra. 8 La maggior parte della folla stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. 9 In quanto alle folle, quelli che gli andavano davanti e quelli che seguivano gridavano: “Salva, preghiamo, il Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome di Geova! Salvalo, preghiamo, nei luoghi altissimi!”

L'appartenenza alla dinastia Davidica era evidentemente condizione necessaria ma non sufficiente per avere il consenso politico generale. Ma ritornando al dissidio fra Aristobulo e il fratello Ircano la storia ci dice che ebbe un triste epilogo. Nel 63 a.E.V. reparti romani al comando di Pompeo assediarono per tre mesi la Gerusalemme conquistata da Aristobulo, prima di poter penetrare nella città e sedare la sanguinosa, mortale disputa. Viene riferito che vi fu una cruenta carneficina dove 12.000 ebrei perirono, molti per mano degli israeliti di fede avversa."

Gesù pare quindi sia nato, solo qualche decennio dopo, in un contesto sociale ebraico devastato, era letteralmente nel caos politico e religioso. La giudea e la Siria erano diventate una polveriera pronta ad esplodere sotto la dinastia erodiana che era considerata peggiore di quella asmonnea perchè straniera. Evidentemente erano molti in Israele che speravano arrivasse il messia in grado di prendere le redini in mano in quella situazione. Non è difficile intuire che questo ambiente avrebbe favorito sanguinari estremismi ideologici. 

Gesù predicava il regno di Dio ma la gente non capiva. Le aspettative erano diverse ma quei tempi sono meno lontani di quello che immaginiamo. In questi giorni sempre più persone si sono rese conto, che le aspettative avute non erano quelle che pensavano.
Quali sono le nostre aspettative ?


Spesso i fratelli si radunano ricordano i tempi che furono, perché quello che stiamo vivendo pare sia diventato come il nuovo esodo dell'organizzazione. L'accelerazione teocratica che non proviene dallo spirito santo non può durare perché il cammino verso la terra promessa (il regno di Dio) potrebbe essere più lungo di quello che immaginiamo. Qualche ben pensante ritiene che questi fratelli in difficoltà abbiano bisogno più del sostegno organizzativo che non quello di Dio. Dopo 30 o 40 anni di studio non era pensabile che i fratelli confondessero, il conformismo all'organizzazione con il rinnovo della personalità spirituale. Quante volte avete sentito parlare di amore, giustizia, fede? Di amare il prossimo? Con quali effetti reali? Queste parti all'adunanza, mettono in evidenza aspetti scritturali concreti o parlano a vanvera di poltiglia sentimentale dove i fratelli e le sorelle si sono impantanati da anni? Non trascuriamo troppo il fatto che certi temi se non controllati diventano un peso cerebrale. Qualsiasi peso, se non sostenuto, crea una depressione. Questo accade nella fisica delle cose ma accade anche nella psiche di un qualsiasi individuo. Parlare d'amore va sempre bene, ma non va bene motivare i fratelli facendo leva sui sensi di colpa. Con l'entusiasmo degli applausi si ottengono effetti positivi solo a breve termine. A questi fratelli però chiediamo quale è il fine che si vuole ottenere? Vogliamo accenderla la congregazione o bruciarla? Evitando di dare la colpa a questa o a quella buona intenzione diciamo solo di fare attenzione perché, se i motivi non sono giusti col tempo le cose andranno sempre peggio anche perché accorgersi che Geova Dio non ha bisogno di circolari e della burocrazia "tecnocratica" potrebbe essere la nostra ultima consapevolezza.